Wednesday 14 december 2011 3 14 /12 /Dic /2011 08:19

14.12.2011

Anche Dio, in quanto parola, è relativo.

Io posso dare un significato, tu un altro, lui un altro ancora.

Come sempre, per non dire stupidaggini e incongruenze, occorre intelligenza e buon senso.

Il termine "Dio" dovrebbe riferirsi al "massimo", oltre il quale nulla può esservi di più grande.

Su questa base, io ritengo che la caratteristica base, l'essenza di "Dio" debba consistere nel fatto che è "soggetto" .

Tutto ciò che può essere "oggetto", ossia che può essere modificato o influenzato o che per esistere ha bisogno di altro, non è "Dio", per definizione.

01.01.2012

Ieri mi sono parzialmente chiarito quello che è forse il mio principale problema filosofico.

Prima ho ascoltato per oltre un'ora la divina Schwarzkopf che cantava Bach, Haendel, Mozart.

Poi mi sono visto un filmetto di fantascienza senza pretese, mal trattato dalla critica, ovverosia L'uomo bicentenario.

E nel guardare il povero robot semiuomo, mi sono reso conto che forse la contraddizione non è così totale come appare a prima vista.

Mi riferisco ovviamente al contrasto intelligenza-amore  che da sempre non mi riesce di riunire insieme in modo razionalmente soddisfacente.

L'ostacolo forse è semplicemente nel riferirsi ad un amore umano, amore individuale, amore che , in quanto umano e individuale, chiede qualcosa in cambio, chiede come minimo di essere riamato.

L'Intelligenza non ne ha bisogno, l'Intelligenza ama in quanto è la sua natura, in quanto intelligenza e amore sono un Uno inscindibile, e non ha bisogno di essere corrisposta.

Questo ragionamento lascia fuori ovviamente tutti gli altri problemi, come l'individuazione e la sofferenza.

Il pensiero di ieri, appunto, riguarda soltanto quel determinato aspetto delle mie domande sul mondo.

Quanto al filmetto, andava a finire a rovescio, ovverosia l'intelligenza del robot, anzichè andare avanti, ha voluto andare indietro, ossia umanizzarsi.

Di ortica
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Tuesday 23 august 2011 2 23 /08 /Ago /2011 13:26

www.calcinaia.org

Di ortica
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Wednesday 17 august 2011 3 17 /08 /Ago /2011 14:20

Stamane, mentre guidavo, mi è capitato di ripensare a uno dei tanti, uno gli n momenti-episodi della mia vita, da cui avrebbe potuto derivare l'inizio di una crisi-catastrofe irreversibile.

Sopratutto nel periodo lavorativo, ossia per oltre 30 anni, ma in realtà per quasi tutta la vita, è come se io avessi camminato, in instabile equilibrio, su uno stretto stretto sentiero pieno di ghiaia, dal quale avrei potuto precipitare in ogni momento.

E per infiniti momenti, ciò non è accaduto.

Ovvio che disgrazie possono ancora accadere, a me come ai miei, ma è tutt'altra cosa.

Ciò che mi davvero rabbrividire è il passato; ormai, da vecchio, nonno, pensionato, di guai posso provocarne pochi.

Di ortica
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Tuesday 16 august 2011 2 16 /08 /Ago /2011 16:47

Ricordo di aver sempre avuto un assoluto disinteresse verso la religione.

Da piccolo, su insistenza di mia madre, recitavo le preghiere prima di addormentarmi, ma cessai ben presto e ricordo perfettamente il fastidio molto spiacevole che provavo, ogni volta che mia madre insisteva sull'argomento.

Dopo la prima comunione, ne feci qualche altra e ben presto smisi.

A scuola  tutti i preti mi hanno detestato e il ricordo mi ha sempre rallegrato.

Potrei definirmi, in quel periodo, un ateista militante, in quanto consideravo vile il bisogno di credere in Dio e nel mio portafoglio tenevo un minuscolo ritaglio di giornale ( e ce l'ho ancora, malridottissimo per i tanti decenni ) con il testamento di Garibaldi, durissimo e sprezzante nei confronti dei preti.

Negli anni '80, dopo un periodo abbastanza spiacevole, mi è venuta la voglia di dire qualche preghiera.

Le uniche che ricordavo erano il Pater Noster e l'Ave Maria e per un certo periodo le dicevo, tra me e me, andando la mattina in ufficio.

Da allora c'è stato questo riavvicinamento e ho notato che la spinta a rivolgermi a, per modo di dire, "Dio", mi càpita quando mi sento bene, per ringraziarlo, e non quando sto poco bene.

Di ortica
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Monday 15 august 2011 1 15 /08 /Ago /2011 19:41

Anni or sono, quando Enzo Biagi era ancora vivo ma già molto vecchio, lessi una sua breve intervista.

Tra l'altro, egli raccontava al giornalista di aver preso l'abitudine di recitare  le preghiere, prima di addormentarsi, e precisamente il Pater Noster e l'Ave Maria.

Trovai questa dichiarazione commovente e da meditare.

Il libero spirito laico di Enzo Biagi che, avvicinandosi alla morte, si avvicinava a Dio.

Da giovane, pur con tutto il rispetto, l'avrei considerato un comportamento un pò vigliacco.

Da tanti anni, ormai, sono ben lontano da questo modo di pensare.

Totalmente assurda questa mentalità antagonista nei confronti di Dio.

Ho letto recentemente una definizione che mi ha trovato molto d'accordo, circa la preghiera.

Ogni preghiera è semplicemente un tentativo di trovare un modo di rivolgersi a Dio, un mezzo di comunicazione.

Di ortica
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